I dieci peggiori bidoni della storia della Juventus

  • I dieci peggiori bidoni della storia della Juventus

    DI bidoni veri e propri la storia della Juventus non ne ha mai visti. Dei talentuosi bidoni che occupano le dieci posizioni di questa classifica la maggior parte sono “comprimari” a cui si richiedeva il salto di qualità, per sostituire il Platini o il Del Piero di turno. Ma se il passato remoto della Juventus è avara di "fregature", quello recente (il cosiddetto post calciopoli) è più generoso. Fatto salvo Felipe Melo i fallimenti bianconeri di Diego e Amauri non possono passare inosservati. Se il primo si ferma al settimo posto, l’attaccante con le treccine sta più in alto: riuscirà ad essere il bidone per eccellenza della storia della Juve? Scorri la classifica per scoprirlo!

  • 10 - SERGEJ ALEINIKOV  

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    Finirà al Lecce dopo essere arrivato con l’ingombrante responsabilità di dare ordine e geometria al centrocampo bianconero.

    La Juve lo soffia al Genoa comprandolo dalla Dinamo Minsk. Il colpo non riesce, Aleinikov si trasforma in un oggetto misterioso e fallisce l'appuntamento più importante della propria carriera!

  • 9 - MARINO MAGRIN 

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    Gli dicono che sarà l’erede di Platini dopo che lui è diventato grande all’Atalanta. La storia poteva essere di consacrazione o bocciatura. Fu bocciatura. La Juve sprofonda nella spirale del “dopo qualcosa” (in questo caso Platini) e lui gioca da comparsa in campionato.

  • 8 - THIERRY HENRY  

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    Uno dei più grossi abbagli di mercato della Juve ma a differenza di quanto si creda fra acquisto e cessione la Juve non ci rimise.

    Fu uno dei rari fallimenti “tattici” di Ancelotti, incapace di collocarlo adeguatamente in campo.

  • 7 - DIEGO 

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    Il regista che avrebbe dovuto restituire l’entusiasmo nel post calciopoli è uno fra i fallimenti più rumorosi degli ultimi anni, la Juve lo prende dal Werder e lo paga tantissimo. Più di 20 milioni di euro.

    Lui non gioca come dovrebbe (da leader prevedeva la dirigenza) asfissiato dal calcio italiano e dalle responsabilità.

  • 6 - ATHIRSON  

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    Come ogni buon brasiliano si presenta come l'erede di Roberto Carlos. Naturalmente a fine anno viene rispedito al mittente.

  • 5 - TIAGO 

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    Tuttosport ne attese invano il rilancio. A metà della sua avventura bianconera, quando in parte aveva già fallito si parlò di un campione dal rinnovato entusiasmo: “Fuoriclasse in allenamento, timoroso nelle gare vere. Sta qui il problema da risolvere, se non altro per far riacquistare estimatori anche in vista del mercato di gennaio. Ma se riuscisse a sbloccarsi, Tiago potrebbe risultare utilissimo allo stesso Ranieri”.

    In realtà non decollò mai rappresentando l’essenza del bidone, costato tanto, circondato dall’alone del grande giocatore, capace con le sue geometrie di modificare le sorti di una stagione, ricompensato con un ingaggio da favola, si espresse terribilmente in campo. Diventando uno dei bersagli prediletti dei feroci ultras juventini a causa, soprattutto, dei suoi ripetuti rifiuti ad andarsene (che a più riprese bloccarono il mercato bianconero).

  • 4 - AMAURI 

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    La Juventus lo conobbe in una notte di Palermo, quando il brasiliano che diventerà italiano, la stritolò segnando due reti stupende, meritandosi i complimenti del miglior portiere del mondo (Buffon) e il plauso di una società ansiosa di piazzarlo al centro del suo attacco. A posteriori la scelta non ha pagato, Amauri si trasforma in un peso morto e la Juve lo ha “parcheggiato” a Parma.
    Complessivamente costò 23 milioni di euro ma tanto poco fece da trasformarsi un una barzelletta (su Facebook qualcuno organizzerà un evento goliardico, l’anniversario dall’ultimo gol in Serie A, lui passato al Parma però romperà il digiuno a pochi giorni dalla scadenza). Amauri il centravanti triste, l’indesiderato, il giocatore perennemente infortunato con la Juve ha segnato pochissimo, sbagliando tantissimo e si trasformandosi in un capro espiatorio.
    Destino inevitabile se sei un attaccante che non fa gol. Esulta, da bianconero, soltanto 17 volte in totale, una miseria per un bomber..

  • 3 - OLEKSANDR ANATOLIJOVYČ ZAVAROV 

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    Zavarov non si ambientò mai, non imparò nemmeno l'italiano, e lasciò l'italia dopo due stagioni. Esplose giocando nell’Unione Sovietica quando tutto il gioco di quella squadra, che faceva della disciplina tattica il proprio punto di forza, passava dai piedi buoni e dalla velocità di pensiero di questo piccoletto con la banana bionda sulla fronte.
    Arrivò alla Juventus con grandi attese da parte dei tifosi e con grande clamore della stampa, considerato che si trattava del primo calciatore sovietico ad affrontare il nostro campionato, grazie anche ai buoni uffici di Agnelli presso le gerarchie dello stato, allora governato da Gorbaciov.

    Le aspettative andarono deluse: “Sasha” giocò due campionati mediocri in una squadra mediocre, guidata con buona volontà da Dino Zoff. Due anni in ombra, mano a mano scalzato da giovani come Casiraghi o Schillaci. Capolinea dell’avventura con il nuovo mister, Gigi Maifredi, che inaugura il nuovo corso di Montezemolo, e rende Zavarov di troppo. SalutI a tutti, e addio: destinazione Nancy!

  • 2 - JUAN ESNAIDER 

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    Anno '98, la Juve si butta sul mercato e piazza alcuni fantastici colpi: Mirkovic, Blanchard e un imbarazzante Henry... ma l'apoteosi arriva con l'acquisto di Esnaider, attaccante. All’epoca il bello dai piedi di piombo e dal carattere impossibile (con la maglia del Real Madrid si fa squalificare per un anno per aver aggredito un arbitro) gioca nell’Espanyol di Barcellona e l’affare viene concluso per circa 8 miliardi di lire con un contratto di 3 anni.ì

    La sua esperienza bianconera è disastrosa, nonostante sia nel pieno della maturità atletica; gioca pochissimo, 26 presenze ed appena due gol, uno in Coppa Italia ed uno in Coppa Uefa, contro i ciprioti dell’Omonia Nicosia. Lippi lasciò a stagione in corsa, commentando le sue dimissioni Diego Armando Maradona puntò il dito proprio sull’argentino: "Era logico che finisse così non puoi pensare di sostituire Del Piero con Esnaider".

  • 1 - IAN RUSH 

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    “Trasferirsi dal Galles all’Italia è un po’ come trasferirsi in un paese straniero”. Tra le tante interviste riprese e parodiate dalla Gialappa’s dei tempi migliori, spicca questa insensata frase di Ian Rush che quasi è l’emblema della sua unica stagione in bianconero. Il gallese arrivò alla Juventus nell’estate del 1987 ed il costo fu esoso per l’epoca: 7 miliardi di lire.
     Fu subito osannato dalla critica italiana per il suo passato ricco di segnature con la maglia del Liverpool: in quegli anni il bomber gallese segnava in ogni competizione e vinceva tutto quello che c’era da vincere. Rush partì bene, dieci gol in precampionato e primo sigillo ufficiale della stagione.
     Sembrava l'inizio di una cavalcata trionfale e invece arrivò un infortunio che lo tenne ai box per oltre un mese. Al rientro non fu più lui. Chiuse la stagione con il magro bottino di 7 reti in 24 giornate. Piombò in una crisi inspiegabile, gli riusciva tutto difficile, si incupì nella sfera privata, riflettendo in campo quella che è una sua personalissima involuzione. Rino Marchesi, tecnico di allora, non potè farci nulla. Tornerà al Liverpool. Felice.