Le dieci cose da sapere su Marco Travaglio

  • Le dieci cose da sapere su Marco Travaglio

    Marco Travaglio, giornalista. Personaggio anzi personaggione. Amato e odiato come capita solo ai grandi. La carriera di un eccezionale narratore dei nostri tempi raccontata da una prospettiva "semplificata".
    Dieci piccole curiosità che lo riguardano: a partire dalla squadra per cui fa il tifo, passando per l'intervista che lo ha fatto diventare famoso per arrivare al personaggio a cui, lui, dice di dovere tutto. Che non è Silvio Berlusconi!
    Ecco di seguito le dieci cose da conoscere su Marco Travaglio! 

  • 10 - Per che squadra fa il tifo 

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    La squadra per cui tifa non è il Milan.
    Sarebbe stata una sorpresa? I colori, il rosso e il nero, sono fortino berlusconiano e pensare a un tifoso come lui effettivamente avrebbe sconcertato.

    Lui è bianconero e da bianconero, come pochi altri, non rimpiange Moggi. Sull’ex direttore sportivo, nel 1998, scrisse un libro al vetriolo, “Lucky Luciano. Intrighi maneggi scandali del padrone del calcio Luciano Moggi”.
    Calciopoli non era ancora scoppiata! Il libro anticipò le indagini.

  • 9 - Su Facebook 

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    La sua pagina Facebook ufficiale ha più di un milione di iscritti. Eccola

    Nel complesso, in Italia, è la trentaquattresima pagina fan con più iscritti.
    Travaglio è la prima personalità “impegnata” di questa classifica, dietro Benigni (più di un milione e mezzo). Meglio di lui anche Roberto Saviano, capace di raccogliere più di un milione di fan.

    Le altre personalità che gli stanno davanti sono personaggi della musica e dello sport, come Valentino Rossi, Vasco Rossi e Ligabue!

    NB : I dati sono al Maggio 2011 

  • 8 - Per chi vota? 

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    Nel 2008 confermò di votare per Di Pietro, pur fra mille distinguo. La sua dichiarazione di voto ammetteva (elencandoli) i compromessi e le cadute di stile che il partito dell’ex pm di mani pulite aveva sofferto e che lui per primo non aveva digerito.

    Scrisse : “Per essere chiari: voterei molto più volentieri per un Einaudi o un De Gasperi redivivi. Ma, in attesa che rinasca qualcuno di simile e riesca a entrare in politica, penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. A convincermi a votare per l’Idv sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi anni le battaglie per la legalità”.

    Uomo o donna più che partito. L'avvicinamento all'Italia dei Valori di Di Pietro avvenne grazie alla candidatura di Franca Rame, che il giornalista definì “persona straordinaria” e che lo spinse a indicare pubblicamente la sua preferenza!

  • 7 - La vasta bibliografia 

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    Travaglio è un vero prezzemolino della stampa ma, nonostante la sconfinata mole di “scritti” che in questi anni ha pubblicato, è sempre riuscito ad essere uno scrittore originale e coinvolgente.
    Gli articoli che ha redatto sono più di ventimila. I libri più di trenta.

    La lavorazione che sta dietro ad un libro è frenetica: esso viene composto da un pool di persone e compilato in tempi record. Travaglio, dicono i collaboratori, dorme poco e legge molto.
    La squadra che lo affianca è di primissimo livello.

    I dati di vendita sono sempre entusiasmanti: tutti i libri sfondano arrivando a vendere fra le 150 e le 300 mila copie.

  • 6 - Il Fatto Quotidiano 

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    Scriveva all’Unità, collaborava a Repubblica, interveniva sull’Espresso.

    Travaglio diradò gli impegni e li lasciò scemare pronto, entusiasta, a confrontarsi con una fra le sfide più importanti della sua carriera, la creazione di una voce nuova nel panorama giornalistico italiano.
    Il fatto Quotidiano nacque esattamente nel Settembre 2009. In due anni è diventato (sotto la direzione di Padellaro) uno dei più autorevoli organi d’informazione italiani. Ad oggi vende circa 80 mila copie.

    A Vanity Fair affronterà di riflesso l’argomento-Fatto: "Adoro la Carrà. Soprattutto da quando, ospite da Fazio, ha detto che legge Il Fatto tutte le mattine. Me la sarei baciata…".

  • 5 - Cinema e TV 

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    Poca Tv (a parte Santoro, Lerner e Mannoni non mi invita nessuno)  anche se vorrebbe andarci più spesso. Come compatirlo? Ha un sacco di cose da dire e non sono poi così tanti i giornalisti preparati e competenti (l’archivio di Travaglio è leggenda anche per i nemici).
    Memorabile rimane la stoccata a Vespa. Il conduttore (che non lo ha mai invitato in trasmissione) alla domanda sui motivi del divieto a Travaglio, in un intervista con Sabelli Fioretti, disse: “L'unico posto per incontrare Travaglio è il tribunale”. Lui (che in tribunale lo sconfisse) amaramente confidò : “Da Vespa ci andrei per far saltare tutto, parlando di Andreotti e magari anche di sua moglie (di Vespa), la Iannini”. Marco Travaglio ha fatto anche “comparsate” al cinema. In due film infatti il giornalista interpreta… Travaglio.

    In “Shooting Silvio” (qui) rifiuta l’eventualità di un estromissione “violenta” di Berlusconi citando Gaber “Ciò che preoccupa non è Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me” . In “Viva Zapatero” (Sabina Guzzanti, 2005 a lato il video)  chiacchiera di censura e regime!

  • 4 - La famiglia 

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    È sposato ed ha due figli, vive con la famiglia a Torino, tiene gelosamente celata la sua famiglia tanto che non si sa praticamente nulla di quello che concerne la sua vita privata. Qualche tempo fa un inchiesta “nemica” (Il Giornale) provò ad affossarlo riportando la notizia (vera) che la moglie aveva un profilo sui Facebook e scriveva in bacheca con Gioacchino Genchi, accusato anni fa da Berlusconi di essere il più assiduo “intercettatore” d Italia (attualmente collabora con il Fatto).

    Fu (questa denuncia del Giornale) una delle pochissime volte in cui Isabella, la moglie appunto, comparve direttamente sulla carta stampata.

  • 3 - In tribunale con i potenti 

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    Travaglio scrive. Chi legge i suoi articoli sa che oltre ai dati e all’ archivio l’arma in più di questo giornalista sono la lingua tagliente e l’insulto intelligente. La sua grandezza consiste nel farsi leggere, nel far sorridere e nel fare informazione.
    Normale si scontri con i poteri forti. Le querele sono innumerevoli.

    Chi può vantare una serie di nemici di tribunale della caratura di Berlusconi, D’Alema, Previti, Geronzi, Confalonieri, Del Noce, Schifani, Mastella, Vespa eccetera eccetera …
    Travaglio ha combattuto contro personalità che hanno ricoperto (o ricoprono ancora) ruoli di primissimo piano. Si va dai Presidente del consiglio (attuali e passati), al presidenti del Senato, passando per i ministri (sia Mastella che Castelli sono ex Ministri della Giustizia, Previti fu Ministro della Difesa).
    E poi? Geronzi, un potentissimo banchiere. Confalonieri, che è Mediaset, Vespa e Del Noce Rai…

  • 2 - Da Luttazzi 

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    Il patatrac avvenne il 14 /3/ 2001. L’intervista con Luttazzi fu il detonatore dell’editto bulgaro, il celeberrimo “uso criminoso” della tv di stato che Berlusconi pronunciò da Sofia. Travaglio era a Satyricon per presentare un libro (per inciso Travaglio, complessivamente ha venduto più di due milioni di copie attraverso le sue pubblicazioni ma questa è una rarissima “marchetta” che l’industria culturale gli ha “concesso”).

    Titolo “L’odore dei soldi”, argomento la discussa e controversa questione all'origine della fortuna economica berlusconiana. Luttazzi (che il giornalista, sorridendo, definì un suicida, per la consapevolezza di quello a cui, invitandolo, sarebbe andato incontro) discusse con Travaglio di Dell’Utri, Mangano, Borsellino e Berlusconi. Gli effetti dell’intervista furono inverosimili. Mediaset citò in giudizio Travaglio (e dovette pagare poi le spese processuali in quanto in tribunale perse). Berlusconi esplose e parlò di un disegno “antidemocratico” atto a screditarlo. Il Polo delle libertà fece quadrato, invocando la cancellazione del programma (proseguì ma previa promessa di non occuparsi più di politica) e costringendo i due consiglieri Rai in quota destra a dimettersi.

    E poi? Poi Berlusconi vinse le elezioni. E il libro? Vendette, tantissimo. Più di 350 mila copie!

  • 1 - Il maestro 

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    Di Montanelli è stato delfino. Lo ha affiancato e se n’è innamorato. Sull’argomento scherza, imputando al maestro una doppia colpa, averlo assunto e averlo riassunto. La testimonianza di quanto Travaglio voglia bene, in senso fisico prima che professionale, al suo “direttore” traspare dall’intera opera del giornalista, ininterrotta e rigida osservanza di un modello, quello montanelliano appunto, impregnato di indipendenza.

    Travaglio, giornalisticamente parlando, esplose al Giornale, implicita ammissione di valori politici molto meno sinistrosi di quanto gli osservatori oggi siano solito assegnargli. Capire questo rapporto equivale a comprendere un rapporto padre – figlio. Travaglio cercò di raccontarlo in “Montanelli e il Cavaliere. Storia di un grande e di un piccolo uomo” in cui di riflesso alle lotte con la degenerazione del berlusconismo l’autore descrisse il rapporto con il suo padre putativo, uomo d’altri tempi, severo e inflessibile quanto umano e paziente.