Le dieci opere d'arte ispirate a quell'oca di Barbie - e probabilmente commissionate da quello scemo di Ken

  • Le dieci opere d'arte ispirate a quell'oca di Barbie - e probabilmente commissionate da quello scemo di Ken

    Il progetto di un’artista, Jocelyne Grivaud, “ideato” per festeggiare il cinquantesimo anniversario della bambola più famosa del mondo, ha immerso la donnina di plastica dentro all’arte, protagonista di tele, copertine o dipinti indimenticabili. Da MonnaBarbie alla Barbie di Milo ecco le dieci più riuscite!

  • 10 - Pablo Picasso | RITRATTO DI DORA MAAR 

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    Donna del genio. Metà dei suoi anni. Fotografa. Indipendente, anticonformista, forte.

    Lui la ritrae; estasiato. Lei dirà “…ho migliaia di ritratti fatti da lui, ma nessuno è Dora Maar. Sono tutti Picasso.“
    L’amore, quando finisce, le lascia il tormento. Sostituita soffrirà. Tanto e male. Era stata vicino al maestro all’apice della di lui meraviglia, dai cui pennelli uscì anche questo ritratto, spigoloso e speciale.

    Barbie ci entra. Più sorridente. E svestita.

  • 9 - Leonardo Da Vinci | MONNALISA 

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    Per l’occasione si fa castana. Poi si mette in posa. Il sorriso la tradisce.
    È più da Vanity Fair che da Louvre.

    La donna di plastica gioca a fare l’oca. E rende patinato Leonardo Da Vinci.

  • 8 - Rene Magritte | L'EVIDENZA ETERNA 

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    Cinque piccole finestre che fanno luce sul mondo.
    Volto, seno, pube, ginocchia e piedi. Arte Voyeur.
    Elementi ordinati. Magritte meno rivoluzionario del solito.

    Anche la Barbie si fa a fette. E le vediamo la “patatina”.

  • 7 - - | BUSTO DI NEFERTITI 

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    Quarantotto centimetri di bellezza. Nefertiti (“la bella è arrivata”) non avrebbe mai potuto immaginare di passare alla storia grazie ad un’opera tanto splendida quanto dibattuta!

    Barbie mantiene il rispetto delle fattezze conservando la misteriosa meraviglia dell’occhio spento.

  • 6 - Jan Vermeer | RAGAZZA CON TURBANTE 

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    Opera misteriosa. Metà 600. Innocente, erotica. Due pennellate per disegnare una perla che pende dall’orecchio. L’occhio è indeciso su cosa guardare: lo sguardo, le labbra, il tutto.
    L’espressione si imprime nella testa, quei tre quarti di viso rapiscono e attraggono. Chi guarda si appoggia a quell’attimo “rubato”, che ferma il tempo e scioglie la resistenza.

    La Barbie, chissà perché, non ci guarda.

  • 5 - Man Ray | Le violon D'INGRES 

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    Kiki, la donna della foto, fu per Man Ray amica, amante ed assistente; era una cantante di MontParnasse e grazie a questo scatto, e alle effe di violino di postproduzione, scolpì il suo di dietro (poco culo e tanta schiena) nella storia dell’arte.

    Più sottile e “imbarazzata” Barbie.

  • 4 - Andy Warhol | RITRATTO DI MARYLIN 

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    Famosissima tela trattata con combinazioni diverse di colore, realizzata da Warhol poco dopo il suicidio dell’attrice.

    Una delle opere che identificano con maggiore efficacia il periodo Pop Art.
    Qui al posto della diva, effigie e replica di un’immagine appartenuta al patrimonio visivo di ogni americano, entra la bambola, vittima anch’essa, come Marylin, di un’adorazione feticista senza tempo.

  • 3 - Otto Dix | RITRATTO DELLA GIORNALISTA SYLVIA VON HARDEN 

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    Ritratto di antitesi. Se non altro rispetto a Barbie.

    La bambola bionda si germanizza e squarcia la tela di Otto Dix, icastica critica a un costume (femminile e borghese) di intellettualità esibita.
    La giornalista Von Harden, a cui Barbie soffia la sedia, è per l’artista che la dipinge la sontuosa rappresentazione della nuova donna intellettuale. Poco più che un posacenere.

    Barbie si raccoglie i capelli!

  • 2 - Alessandro di Antiochia | VENERE DI MILO 

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    Marmo senza braccia di (approssimativamente) centotrenta anni prima di Cristo.
    Sensuale, femminile; rappresenta la bellezza, l’incanto, la stupenda semplicità di una forma di donna che attraversa le epoche.

    Alla Barbie, levigata e “imbiancata”, si applicano forme meno rotonde; il drappeggio, ad esempio, sta sotto una vita più sottile e più magra.

  • 1 - Édouard Manet | OLYMPIA 

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    Fine ottocento, Manet dipinge una prostituta sul posto di lavoro.
    Fa scandalo. “È immorale” tuonano i critici che si scagliano contro dipinto, artista e contesto.

    La Barbie bianca prende le fattezze “scandalose” della meretrice dal “laccetto nero” (annodato al collo). La Barbie nera impersona la cameriera di colore che consegna il cadeau, un mazzo di fiori, di qualche spasimante, alla bambola “puttana”.
    Lo sguardo mantiene la sfida. E la Grivaud non dimentica il gatto nero ai piedi del letto.
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