Le dieci canzoni più belle di Francesco De Gregori

  • Le dieci canzoni più belle di Francesco De Gregori

    Il principe della musica italiana ha scritto un'infinita serie di grandi capolavori entrati "sfacciatamente" nelle pagine di storia della nostra musica. Difficile estrarne dieci, difficile, soprattutto, scegliere quali tenere fuori . Si è scelto il repertorio classico, le canzoni, forse, più simboliche quelle più aggrappate alla memoria di chi ascolta. Ne è uscita una top ten da brivido, una lista di canzoni bellissime in cui "La donna cannone" (signori... LA DONNA CANNONE) non riesce ad agganciare il podio. Vince il suo classicone, la dolce Venere di...

  • 10 - La leva calcistica della classe '68 

    TITANIC | 1980
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    Per anni si è cercato il classe 68 a cui la canzone sarebbe stata dedicata.
    Bruno Conti e Agostino Di Bartolomei, entrambi storici giocatori della Roma, furono per lungo tempo i papabili più accreditati.
    La canzone in realtà non è ispirata da nessuno dei due. Mistero fitto sul Nino del testo, il ragazzino che lungo la canzone diventa metafora di calcio e di vita. Meglio così.
    Abusato sottofondo di epiche vicende di sport (in generale) e di calcio (in particolare) televisive, gode di uno dei titoli più belli della discografia de gregoriana, e della capacità di adattare il calcio alla vita: chi corre e segna non è migliore di chi corre e NON segna.

    Parabola di vita e di sogni che svaniscono, le scarpette appese al muro rimangono l’immagine più “forte” di un testo vellutato e malinconico.

  • 9 - Santa Lucia 

    BUFALO BILL | 1976
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    La sua preferita (In assoluto quella che amo di più).
    La preferita di Lucio Dalla (Quando l'ho sentita la prima volta ho provato invidia per chi l'aveva scritta). La preferita di un sacco di altre persone.

    Poetica e raffinata, equivocabile, dolce, lenta, emozionante.
    La dedica è per quelli che non vedono (Santa Lucia protegge i ciechi) e De Gregori la scrisse ricordando la madre (che quando cercava qualcosa e non la trovava, magari dopo averla cercata per ore, una volta che la recuperava, gridava “Santa Lucia Santa Lucia”) .

    Da questo spunto trabocca un testo splendido e straordinariamente estroso, il passaggio che consacra per sempre il talento del principe!

  • 8 - Alice non lo sa 

    ALICE NON LO SA | 1973
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    Passa alla storia come la canzone più rappresentativa del primo periodo di De Gregori, quello più imbastardito ed ermetico, alla Bob Dylan, quello che per estrarci un vero senso ci devi stare dietro e dentro parecchio e poi quasi mai ci azzecchi, perché alla fine manco Alice finisce per capirci.

    Passa alla storia (anche) per un riferimento poetico struggente che mette in musica la sfortuna di un innamorato che poi diventerà famoso. Perché il “Cesare, perduto nella pioggia che sta aspettando da sei ore il suo amore, ballerina” altri non è che Cesare Pavese uno dei più grandi scrittori italiani, che un giorno di pioggia pensando all’amore e non alla salute, stette sotto l’acqua per aspettare una ragazza che non arrivò mai e si guadagnò una polmonite.
    Ci vuole stoffa per essere sognatori. Lei folleggiava con un altro. 

  • 7 - La storia 

    SCACCHI E TAROCCHI | 1985
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    Testo steso a cantilena che si avvita su un miracoloso equilibrio, in cui le immagini che le parole fanno sgorgare sbattono fra di loro creando una potenza suggestiva ed evocativa rara se non miracolosa.

    Parla di storia, di persone, di facce di gente che “sanno benissimo cosa fare”.
    Politica e popolare, inclusiva, alla "Bella ciao", da ascoltare per sentirsi importanti, da ultimi che hanno voglia di essere primi, o vivi in definitiva.
    Di risposta a quelli che ci vorrebbero inermi, abbattuti, fregati e disillusi. Che poi magari lo siamo. Ma magari no.
    Ed è per questo che la storia dà i brividi… perché NESSUNO la può cambiare.

  • 6 - Bufalo Bill 

    BUFALO BILL | 1976
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    Ispirata dal film "La ballata di Cable Hogue" di Sam Peckinpah è una fra le canzoni più struggenti del principe.

    Ballata scritta sulla figura di William Frederick Cody il leggendario Bill del titolo.
    Ne narra la vita, ne racconta la storia, ne ripassa i contorni.
    Il “Credulone e romantico con due baffi da uomo” che se avesse potuto avrebbe scelto l’America, si mise a cacciare i bisonti e finì a fare il saltimbanco, è l’ideale tramite che De Gregori utilizza per rappresentare il tema della fine.

    Qui, nello specifico, del West selvaggio, che si accartoccia su sé stesso con la firma sul contratto “Paceebene”...

  • 5 - Mimì sarà 

    TERRA DI NESSUNO | 1987
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    Canzone malinconica e velata, avvolta di tristezza sorridente. Svolta da(anche) e dedicata a(solo...FORSE?) Mia Martini.

    C’è la Versione del principe e la versione della principessa.
    Per tratti sublime, verticale e poetica. L’espressione massima di questo pezzo è il solfeggio di sensazioni instabili...
    La poesia è evocativa, nasce dalle immagini che scritte in successione fanno pensare, piangere, pensare, riflettere, sorridere. Emoziona.

    De Gregori piroetta e attacca, facendo sgorgare un sentimento avvolgente, commovente, a tratti toccante ed un testo da bocca aperta.
    Un capolavoro di parole e di immagini, troppo belle per non innamorarsene.

  • 4 - La donna cannone 

    LA DONNA CANNONE | 1983
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    Dice De Gregori: “La donna cannone trae spunto dai fenomeni da baraccone che venivano messi in mostra nei circhi d’altri tempi e che oggi sarebbe difficile trovare ancora. Il personaggio del brano è sia la persona esibita per la sua grassezza deforme, sia la persona magra e carina che viene sparata dal cannone. Quello che mi interessava era parlare di una persona diversa, comunque strana; insomma di un vero 'freak'.
    Per questa canzone avevo trovato un riff sul pianoforte, come dei grappoli di note a cascata verso l’alto, e me lo andavo suonando senza riuscire a farne una vera canzone. Ma non provavo nessun tipo di ansiosa ricerca dell’ispirazione: questa cosa stava lì , dentro la testa, sul pianoforte; ogni volta che ci passavo davanti la suonavo e per un po’ e tutto finiva lì. Poi mi capitò di leggere su un giornale un articolo di questi a metà fra la sociologia e il folklore, l’occhiello diceva più o meno ’NEI GUAI IL CIRCO DI…’ e il titolo era : ‘LA DONNA CANNONE PIANTA TUTTI E SE NE VA’. Pensai che questa cosa potesse diventare una canzone, ci attaccai quel riff che mi perseguitava e tutto filò liscio".

  • 3 - Atlantide 

    BUFALO BILL | 1976
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    [...] Atlantide e la sua sinestesia meravigliosa del “barattolo di birra disperata” è uno dei manifesti della poetica di De Gregori perché è in Atlantide (una delle canzoni che meglio ci fa capire la rivoluzione di contenuti e semantica che De Gregori ha portato nella musica italiana) che trova una delle sue massime esplicitazioni il suo essere anti-didascalico, il suo darti un indizio per capire di cosa si sta parlando e poi basta, poi divagare: perché sia la sensibilità di chi ascolta a costruire il resto, a lasciarsi trasportare dalle suggestioni che ci suggerisce la musicalità delle parole legate a doppio filo con la musica [...]

    Splendido passaggio dal sito di Brigata Lolli. Per leggere l'intero pezzo vai qui

  • 2 - Pezzi di vetro 

    RIMMEL | 1975
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    Un testo esile che parla di un uomo robusto: un protagonista sfumato e inspiegabile, che per definirlo bisogna ricorrere alla geometria, all'infinita capienza di una linea avvolta a sé stessa.

    Da qui, per questo, l’immagine di quest'uomo straordinario che vince sui vetri  ma conserva intatta la sua fragilità (vittima felice delle sue debolezze, che manco a dirlo provengono dal cuore) diventa soffocante per la bellezza che trasporta.

    Canzone di storia della musica, passaggio vago, veloce, istantaneo tanto bello che non importa capirlo.
    Muove uno dei TI AMO più belli mai messo in uno spartito :
    Lui ti offre la sua ultima carta, il suo ultimo prezioso tentativo di stupire, quando dice È quattro giorni che ti amo, ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito.

  • 1 - Rimmel 

    RIMMEL | 1975
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    Prima che una storia d’amore finisca, una storia d’amore esiste ancora. Il banale di una frase come questa valla a spiegare a quegli innamorati che non si rassegnano.

    Odiare, si sa, è l’altra faccia dell’amare. Si parte da qui per comprendere Rimmel, una canzone unica, un pezzo di addio ADULTO e INFANTILE che inforca una pulsione di odio calmo, pacato e riflessivo e si fa capolavoro. Il tracciato, scoordinato, esplode subito al centro del suo lamento, prende per mano chi ascolta e gli fa assaporare una felicità colta al crepuscolo della sua essenza. Felicità CHE NON ESISTE più, trascorsa, superata, abbandonata.
    Chi ha amato, soltanto chi ha amato, conosce il senso di qualcosa che pur andandosene, rimane. Indeciso ed ermetico De Gregori canta questo sentimento anomalo e bivalente, buttando dentro zingari cartomanti, rimpianto, assi, desideri e labbra di lei. Canzone capolavoro. Bella come nessun’altra.